Tra Pioggia e Mare Calmo: La Mia Battaglia con una Grossa Leccia

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Ladispoli, 1 novembre 2025.

E’ il 1 novembre e dopo alcuni giorni di pioggia e mare mosso, il tempo sembra migliorato. Visto il mare in scaduta, provo a uscire in cerca di spigole a traina col vivo.

Mi metto in cerca di sugarelli col sabiki fuori Ladispoli tra le due secche, ma fatico a trovare palle di foraggio. Forse l’acqua è ancora troppo torbida …

Mi sposto verso la secca della banana, vedo mangianza sull’eco e in poche calate prendo alcuni sugheri di media grandezza. Si è fatto tardi, già sono le 9.00 ed è più di un’ora che sono in mare.

Decido di andare ai piloni di Fregene, visto che l’anno precedente tra ottobre e novembre sono state prese in quella zona delle spigole di taglia da altri pescatori del gruppo …

Arrivo sul posto, che non è proprio vicinissimo, ma il mare è calmo e si viaggia bene a 20 nodi.

Mi metto sui 13mt di profondità e calo tre canne tutte con sugarelli, una a fondo con il sugarello più grande innescato con due ami e 250gr di piombo guardiano, una sempre a fondo ma più lontana dalla barca con 130 gr di piombo e un sughero medio innescato nel naso con clip Top Game e infine la terza canna con tre colori di dacron piombato e innesco monoamo 4/0 sulla groppa del pesce.

L’idea sarebbe quella di rivolgere le due canne a fondo alla ricerca delle spigole e quella con dacron a mezz’acqua (circa 6 metri sotto la superficie) rivolta a eventuali grandi predatori (lecce o alletterati).

La velocità oscilla tra 1 e 1.3 nodi, non di più.

Per circa due ore vedo pochissimo foraggio sull’eco e apparentemente è tutto fermo. Giro attorno ai piloni, anche se non riesco a passarci troppo vicino, per la presenza di tantissime reti di pescatori. Faccio zig zag cercando di non incagliare le lenze. Ogni tanto controllo le esche, ma stanno bene e ne cambio soltanto una che sembrava provata …

Verso le 11.30 il vento cambia direzione ed entra ponente.

Improvvisamente passo con l’ecoscandaglio sopra una grossa palla di foraggio a mezz’acqua, vado a prua e lancio la canna col sabiki, per cercare qualche esca mentre traino. Tiro su 5 alacce in una calata unica e sento un breve strappo del cicalino della canna con dacron … mi volto, guardo il cimino … due colpi secchi della vetta e parte la frizione a mille!

Mollo subito a prua la canna col sabiki e corro alla canna che sta sfrizionando. La partenza sembra non finire mai, tano che temo di aver agganciato un tonno e perdere tutto il dacron … Invece dopo circa 10 colori il pesce si ferma e a circa 150 metri dalla barca vedo salire a galla una grossa leccia che subito torna sotto.

Da lì un combattimento impegnativo, perché il pesce viene a fatica, spesso si pianta a fondo e mi costringe ad accendere il motore principale per dare brevi accelerate e riportarlo a galla …

Dopo circa 15 minuti (immagino) di tira e molla, il nodo di giunzione tra dacron e nylon entra nel mulinello e posso stringere di più la frizione, forzando il pesce e portandolo sotto barca.

Do una raffiata rapida e lo aggancio male, giusto un pezzo di schiena, ma tiro con due mani il raffio e lo porto a bordo. Avevo troppa paura di perderlo! E ho rischiato tantissimo … L’amo era conficcato nella gola del pesce e con la bocca aveva talmente abraso il fluorocarbon 0,52 da romperlo nel momento in cui l’ho issato a bordo.

Quanto ho rischiato di perdere il pesce quando era già sotto il bordo della barca!?

La sorte questa volta mi è stata amica …

Si tratta di una bellissima leccia amia del peso di 18kg.

Soltanto a questo punto mi sono accorto di quanto fossi emozionato, ho fatto un breve video da condividere con gli amici e ho commentato tra me e me, incredulo e soddisfatto, la meravigliosa avventura di pesca che avevo appena vissuto.

Grazie mare!

Tommaso