Pesca all’aspetto

Con questa dicitura si intende un tipo di tecnica in cui il sub scende e si apposta sul fondo in “attesa” che un pesce gli passi a tiro del suo fucile.

Detta così sembra effettivamente una tecnica molto semplice, ma per eseguirla con successo metodico sono necessari molti accorgimenti e molta esperienza. La sua apparente semplicità deriva solo dal fatto che anche un neofita potrà avere una facile occasione di cattura, magari con una bella spigola che gli passa lentamente ad un metro dalla punta del fucile. Tuttavia l’esecuzione meccanica dell’aspetto, senza capire dove e quando può dare qualche risultato, diventa noiosa e non porta un significativo aumento di esperienza del sub.

Vediamo perciò di delineare alcune caratteristiche fondamentali che un buon aspetto deve avere.

La prima cosa da tenere in considerazione è la presenza di pesce nella zona in cui stiamo eseguendo gli aspetti. Se per esempio nell’immediato sottocosta non gira niente, sarà difficile che qualche preda ci venga a tiro aspettandola, quindi sarà meglio cambiare zona.

Appurata la presenza di prede cercheremo di capire se queste sono intenzionate ad avvicinarsi a noi oppure no. Ovviamente ciò può dipendere sia dalla giornata che dalla corretta esecuzione della tecnica, che però diamo per scontata in quanto la descriveremo successivamente.

I fattori che rendono i pesci più propensi ad avvicinarsi all’aspetto sono svariati, ma il più importante è sicuramente l’istinto di territorialità che contraddistingue ogni animale.

Va da se che i pesci predatori (che hanno un maggior istinto territoriale) saranno più propensi ad avvicinarsi se insidiati all’aspetto, a maggior ragione se esisteranno condizioni meteo marine o di origine biologica (caccia o riproduzione) che li renderanno più spavaldi e sicuri. Con questo intendo che l’istinto di territorialità avrà il sopravvento sugli altri, soprattutto su quello di conservazione.

Ho citato prima le condizioni meteo marine, quali?

Sicuramente quelle che per la specie che andremo ad insidiare, rendono la loro caccia più efficace. Per esempio sarà più facile incontrare una spigola nel sottocosta con mare formato, condizione che le permette a sua volta di cacciare gli altri pescetti in difficoltà tra le onde e la corrente di risacca, e che la rende quindi più spavalda nell’avvicinamento al sub. In quest’ultimo esempio coincidono 2 fattori: la presenza ed il forte istinto di territorialità.

Prima di passare al secondo punto bisogna approfondire un aspetto essenziale di questa tecnica a proposito di territorialità.

Il territorio che il pesce considera “suo” in quel momento è una zona ben precisa, al di fuori della quale l’istinto cesserà completamente. Più volte mi è capitato di constatare l’importanza della posizione precisa in cui si esegue l’aspetto, fino al punto in cui (con acqua torbida) alcuni metri fanno la differenza tra vedere o meno la preda. Addirittura oserei dire che all’interno del territorio della nostra preda c’è un punto magico che quando viene scoperto ci consente la cattura sistematica.

Ricordo una secca in Croazia in cui negli anni ho preso almeno un centinaio di dentici. Avevo scoperto il suo punto “G”!

Praticamente al primo tuffo, se c’era un dentice, lo prendevo anche quando non era molto “territoriale”. Tuttavia la difficoltà stava soprattutto nello scendere precisamente sul punto esatto anche in condizioni di corrente e acqua torbida. Come ciò sia possibile lo vedremo parlando delle MIRE.

Ricapitolando: una volta trovato il punto magico in cui la preda ci viene a tiro facilmente, sarà importante memorizzarlo con le mire a terra.

Se anche un pesce tende ad avvicinarsi al sub fermo all’aspetto, questo non ne garantisce la cattura, è necessario infatti che la preda si avvicini a sufficienza.

Quello che succede è che il pesce si avvicina fino a quando non si accorge del pericolo. Pertanto il sub dovrà approfittare delle condizioni che meglio lo nascondono ai sensi del pesce, vista e linea laterale. Saranno quindi condizioni da considerare alleate il mare mosso e l’acqua torbida, mentre dalla sua il sub dovrà metterci l’immobilità ed una postazione che lo occulti opportunamente.

Descriviamo ora la tecnica dell’aspetto per quanto riguarda il movimento del sub.

La capovolta dovrà essere silenziosa fino all’appostamento scelto. Già durante la discesa (durante la quale ci avviteremo a 360 gradi) cercheremo di scrutare il fondale ai limiti del nostro campo visivo alla ricerca di qualche preda o di un indizio che ne segnali la presenza (esempio: mangianza raccolta).

Una volta appostati cercheremo di guardarci lentamente attorno riducendo al minimo i movimenti del collo. Sarà fondamentale avere il fucile puntato nella direzione di provenienza del pesce (o almeno sulla sua traiettoria) prima che quest’ultimo sia troppo vicino. Ciò ci permetterà di essere completamente immobili al momento del tiro quando il pesce sarà sufficientemente vicino a noi.

Non sempre riusciremo in questo intento.
Ad esempio quando la visibilità dell’acqua è molto scarsa capiterà di essere colti di sorpresa, magari da qualche spigola che ci arriva alle spalle. In tal caso cercheremo di muovere lentamente il fucile nella direzione del pesce fermandoci ogni qualvolta questi tenderà ad allargare la traiettoria.

Alle volte può essere pure consigliabile attendere che sia il pesce a compiere un giro attorno a noi, restando quindi immobili. In entrambe i casi, se non approfitteremo del momento giusto, il pesce proseguirà per la sua strada mostrandosi più diffidente in un eventuale successivo avvicinamento.

Ancora una volta riassumendo: fondamentale giocare di anticipo in modo da essere con il fucile puntato sulla traiettoria che la nostra preda eseguirà.

La necessità di avere il fucile puntato nella direzione giusta prima che la preda sia troppo vicina ci fa capire come sia da preferire un fucile dall’ottimo brandeggio. Bisognerà cercare il miglior compromesso tra tiro utile dell’arma e sua lunghezza, e ciò dipenderà molto dalla visibilità dell’acqua.

Commentiamo ora un video in cui eseguo la cattura di un grosso barracuda all’aspetto. La clip è molto didattica perché riassume molti degli elementi fin qui descritti:

La discesa è lenta ed il fucile è puntato nella direzione in cui si intravedono alcune prede (probabilmente dei pesci serra). Dopo una breve attesa mi rendo conto di non essere nel territorio della mia preda e quindi decido di avanzare molto lentamente, fino a quando scorgo le sagome di un branco di barracuda.

A questo punto scatta l’istinto di territorialità del branco che lentamente si avvicina. Complice la scarsa visibilità e la mia immobilità, i barracuda si avvicinano fiduciosi dandomi tutto il tempo di mirarne molto lentamente uno.

Voglio inoltre far notare come sia importante focalizzare subito l’attenzione sulla preda che si intende catturare. La mia scelta cade sempre sul miglior compromesso tra peso e facilità di tiro ma può anche capitare di voler puntare l’esemplare più grosso ignorando gli altri.

L’importante è non avere indecisioni, atteggiamento che ci porterebbe facilmente ad una clamorosa padella.

La tecnica dell’aspetto può essere efficace anche con i pesci non predatori. In questo secondo caso sarà molto importante scegliere il momento adatto per insidiarle. Soprattutto durante il periodo riproduttivo molte di queste specie (cefali, orate, saraghi) scelgono delle zone ben precise per accoppiarsi, all’interno delle quali si intensifica parecchio il loro istinto territoriale.

In seguito ci soffermeremo su ciascuna preda in particolare evidenziandone il comportamento e le abitudini, tuttavia le regole da seguire per portare un buon aspetto sono quasi le stesse tra predatori e non.

Una differenza importante da tenere in considerazione.

 Nell’aspetto al dentice o alla spigola risulta molto efficace tentare di occultarsi progressivamente durante la fase di avvicinamento della preda. Questo atteggiamento quasi di “paura” indurrà il pesce ad un avvicinamento più deciso. Addirittura, riuscendo a scomparire dietro al nostro riparo, potremo avere l’occasione di un tiro a bruciapelo, consentendoci catture importanti anche con armi occasionali come un arbalete 75.

Questa tecnica non funziona altrettanto bene con i pesci non predatori. Probabilmente l’istinto che li porta al controllo del territorio cessa nel momento in cui perdono il contatto visivo con l’intruso, non essendo abituati ad aggredirlo come invece può fare un predatore.

Un’altra utilità dell’aspetto.

Capitano giornate e tipi di fondale in cui non si vede un pesce al libero. Generalmente succede quando l’acqua è molto fredda per il periodo, come può succedere al di sotto del termoclino. In tal caso può essere utile qualche aspetto sul fondo a scopo ricognitivo, ovvero al fine di far uscire qualche sarago o corvina dal grotto o dalla tana per capire dove si trovano.

Ovviamente vedremo solo i saraghi più piccoli uscire dai loro anfratti per venire a curiosare, ma così facendo sveleranno anche il nascondiglio di quelli più grossi che invece se ne stanno ben nascosti.