Spigole a Febbraio Spigole a Febbraio

Spigole a Febbraio

Durante questo inverno le possibilità di uscire in mare sono state davvero minime. Considerando il mare spesso mosso e gli impegni personali, negli ultimi 2 mesi sono riuscito ad uscire solo 3 volte. La prima volta è stata un severo cappotto, 4/5 ore a trainare senza prendere niente (a parte due incagli) insieme al mio amico Mauro. La seconda volta, sempre insieme a Mauretto, è andata un po' meglio, rimediando un bel denticiotto di un paio di kg.
L'ultima uscita sono solo, il grecale delle prime ore del mattino ha diminuito la sua intensità e allora mi decido ad uscire. Preparato l'occorrente, vado dal mio amico Riccardo per comprare qualche artificiale in più e, per fortuna, non mi faccio tentare dai suoi consigli e vado sul sicuro, acquistando i soliti pesciolini (super consigliati da Zoro). E' quasi mezzogiorno, finalmente si parte.
Calo le canne, filando in mare qualche centinaio di metri di filo e piombando il tutto con i piombi a sgancio rapido, mi metto in attesa, con un occhio sempre tra ecoscandaglio e gps.
spigole febbraioÈ strano come l'attesa sia sempre trepidante, carica di aspettative. Anche se normalmente le "partenze" si fanno attendere ore, si è sempre sul chi va là, pronti a sussultare al minimo rumore del cicalino. Agli occhi di uno che non ama la pesca l'attesa deve sembrare straziante, sembra che nulla possa accadere. Invece per un appassionato tutto quel tempo in mare è sempre troppo poco. Ogni volta vivo l'attesa in modo ambivalente: rilassato dal dondolio del mare e teso per la possibile "partenza" delle canne.
Ma torniamo a noi: mentre allungo le mani verso qualcosa da poter mettere sotto i denti, inaspettatamente il cicalino del gladiator comincia a fischiare in modo forte e discontinuo, segno inequivocabile che un grosso pesce è stato "sedotto" dal mio artificiale. Penso tra me e me: "possibile? Sono passati solo una decina di minuti". Dopo una lunga fuga ho quasi 200 metri di filo in acqua e comincio lentamente il recupero, non prima di aver dolcemente decelerato e aver tirato su il piombo della seconda canna. Il cuore è in gola, l'adrenalina è a mille, la fuga è durata perlomeno 30 secondi ed il pesce deve essere grosso. Durante il lento recupero sento le testate del pesce, non ho ancora capito se si tratta di una spigola o di un dentice, ma che importa? In questo momento una disattenzione qualsiasi potrebbe costare cara. Mi sembra che tutto fili liscio, senza imprevisti. Però 200 metri da recuperare sono tanti, se non ha ingoiato bene potrebbe slamarsi. No si sa mai cosa può succedere dall'altro capo del filo. A volte, in queste circostanze si fanno strane riflessioni, del tipo: "vuoi vedere che ora si slama?" "forse ho rallentato troppo?" Ma il pesce viene, lentamente.. ma viene. Vedo salire l'inclinazione del filo, capisco che ormai è stanco, sta salendo. Mancano ormai una decina di metri ma stranamente non lo vedo, è ancora sotto il pelo dell'acqua. Malgrado la stanchezza ha ancora la forza per tentare qualcosa, infatti tenta una deviazione a sinistra, proprio sopra il filo della seconda canna, ma per un colpo di fortuna millimetrica non si impiccia nulla. Ora la intravedo, è lei la regina....esausta, ha tutto l'artificiale in bocca, ormai è nel retino. Fa quasi 5 kg.
Ed ecco che come sempre accade, appena il pesce è in barca, si comincia a pensare: "però che peccato che un pesce così bello debba morire".
Ma la crudeltà del pescatore è maggiore della sua pietà. Comunque lo metto nella vasca con il riciclo, così mi sembra di non averlo ancora ucciso e mi sento più a posto con la coscienza. Le due ore successive si susseguono a gran ritmo con altri strike, tra cui tre denticiotti che rilascio perché sono tutti sotto il mezzo kg e altre due belle spigole fanno compagnia alla prima dentro la grande vasca.
E così durante il rientro al rimessaggio non posso fare a meno di ammirare la bellezza di questi pesci. Lo faccio spesso, li ammiro e penso...certe giornate di pesca sono così... perfette, contrariamente ad altre che va tutto storto. Le giornate di pesca in fondo ci ricordano come è la vita, straordinariamente piacevole e, al tempo stesso così dannatamente crudele.

VALERIO.